martedì 9 maggio 2017

No alla plastica per salvare i nostri mari

Il mare è inquinato da rifiuti di ogni tipo, ma in modo particolare dalla plastica, che rimane nell'ambiente per decine di anni, soffocando la fauna marina e contaminando la catena alimentare.
Nel Mediterraneo, residui di plastica sono stati trovati nello stomaco di pesci, uccelli marini, tartarughe e cetacei.
Ogni anno vengono gettati in mare circa 8 tonnellate di rifiuti di plastica.
Anche se può non sembrare vero, basta pensare a quanta ne buttiamo ogni giorno nella spazzatura.
Moltissimi prodotti monouso, come le stoviglie, sono realizzati in plastica, tanto che metà della produzione industriale di plastica serve per realizzare questi prodotti usa e getta. 

Un interessante articolo pubblicato su Lifegate, ci dice che "Uno studio della fondazione Ellen MacArthur spiega che il quantitativo di plastica nel mare, tra 35 anni, sarà superiore a quello del pesce.
Secondo l’analisi, il rapporto tra le tonnellate di plastica presenti negli oceani e quelle di pesce, che attualmente è di uno a cinque, diventerà di uno a tre già nel 2025. Quindi, un quarto di secolo più tardi, il quantitativo di pesce presente nel mare sarà inferiore rispetto a quello di rifiuti di plastica." 
Quale può essere la soluzione per evitare di arrivare ad un disastro simile?
Risultati immagini per piatti bioL'unica strada per evitare di rendere gli oceani vere e proprie discariche è quella di cercare alternative al petrolio come materia prima per la produzione di piatti, posate, bicchieri e imballaggi in plastica. 
Il cambiamento può partire dai nostri comportamenti di ogni giorno, un esempio è la Francia che ha disposto lo stop alla vendita di stoviglie monouso in plastica a partire dal 2020, tempo lasciato dallo stato Francese per far si che i produttori possano adeguarsi alle nuove normative.
Anche l'Italia, tra i pionieri nel 2011 della campagna contro le borsine in plastica, dovrebbe prendere esempio e bandire tutti quei prodotti in plastica che potrebbero tranquillamente essere sostituiti con materiali biodegradabili.

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